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Fortezza Europa

  • Luigi Marelli
  • 9 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min


Diversi anni fa, molti commentatori avevano coniato questo termine, “Fortezza Europa”, per paventare il rischio che l’Unione Europea diventasse una realtà, ricca, benestante e chiusa alle esigenze degli altri paesi extraeuropei. Insomma una entità “egoista”.

Questi commenti erano, per lo più, accompagnati dalla solita lamentela verso l’Europa dei “burocrati”, dei “banchieri” ma non dei “popoli”. Chissà se in questi giorni, durante i quali l’Unione Europea è chiaramente minacciata, sia dalle autocrazie aggressive, sia dall’ex alleato americano, questi commentatori faranno un po' di autocritica, io non credo proprio.

Eppure l’aggressività verso l’Europa è il sintomo più chiaro ed evidente che, con tutti i suoi difetti, essa rimane l’unico modello alternativo a quelli prima citati.

Certo sarebbe stato bello se l’Europa sociale cosi come descritta da Delors, nel suo programma, avesse marciato con maggior decisione e coraggio. Ma così non è stato, e magari qualche interrogativo, oltre alle forze politiche, anche i rappresentanti dei “corpi intermedi” dovrebbero porselo.

Rimane il fatto che uno dei pochi momenti in cui l’Europa ha mostrato la sua “forza” è stato proprio per le affermazioni di un “banchiere” “Whatever it takes”.

Allora l’euro (tanto vituperato da molti) fu salvato, e con esso l’Unione Europea, dal pronto intervento dell’unica struttura europea che può decidere a maggioranza, la BCE.

In quella occasione contro il parere dei banchieri tedeschi, fu dato mandato al Governatore Draghi di intervenire con decisione, nel mezzo della più grave crisi finanziaria (io dico anche sociale), contro una delle speculazioni più aggressive ed evidenti.

Provate a pensare che sarebbe successo se un qualsiasi Orban del momento avesse avuto potere di veto.

Il rischio che corriamo ora non è quello di essere una “fortezza” ma quello, parafrasando la famosa affermazione che il Metternich coniò per l’Italia “preunitaria”, di essere una semplice “espressione geografica”.

Di fronte alle minacce l’Europa ha tutto il diritto e il dovere di diventare “adulta” di dimostrare di essere l’erede legittimo di quella idea di democrazia che, più di 2400 anni fa, Pericle descriveva agli ateniesi.


“Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.


Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.


Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.


Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.



Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.


Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni

ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in sé stesso,

la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la

nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così!”



 
 
 

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